STAMPA: ‘Giornalisti freelance malpagati e ricattati´, secondo indagine dell´Ordine

 

 

Presentato ieri a Roma il nuovo Rapporto redatto dall´Ordine Nazionale dei Giornalisti e che svela le condizioni di lavoro pessime in cui versano i collaboratori freelance dei principali quotidiani italiani.

“I dati della vergogna”, così il segretario generale del Consiglio nazionale dell´Ordine dei giornalisti, Enzo Iacopino, ha definito i numeri che sono venuti fuori dalla ricerca ‘Smascheriamo gli editori´, che denuncia pagamenti ‘da fame´ a fronte di finanziamenti milionari erogati dallo Stato alle testate.

Decine sono i giornali sottoposti ad indagine dal Rapporto e più di 1000 i giornalisti che hanno accettato di rispondere alle domande, su un totale di 4000 invitati.

Durante l´incontro di ieri, organizzato dall´Ordine e a cui hanno partecipato tra gli altri il Ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, il presidente della Commissione lavoro della Camera, Silvano Moffa, i senatori Vincenzo Vita (Pd), Elio Lannutti e Antonio Borghesi (Idv), sono emerse situazioni emblematiche della condizione di sfruttamento a cui sono sottoposti i freelance in Italia.

Sono monitorati i grandi quotidiani come La Repubblica o il Messaggero, le celebri agenzie stampa come l´Ansa e l´Apcom, passando per Libero ed il Manifesto, con dati che lasciano sgomenti sulle cifre pagate ai giornalisti.

Si va da 2,5 a 5 euro a pezzo, ma non mancano casi in cui all´autore del pezzo non viene conferito proprio nulla e questi sono tantissimi, mentre per ogni testata nazionale lo Stato contribuisce per diversi milioni di euro in media, fino a cifre assolutamente ragguardevoli.

“I dati – ha affermato il vicepresidente dell´Ordine nazionale dei giornalisti, Enrico Paissan - sono parziali ma significativi.

Mostrano che quello di giornalista freelance è uno dei lavori più precari e meno retribuito dell´intero Paese.

E´ una categoria sottoposta a ricatto quotidiano”.

Forse, come avanzato anche dai partecipanti alla conferenza stampa, per porre rimedio a tale situazione, non sarebbe sbagliato adeguare le modalità di erogazione dei fondi alle reali condizioni contrattuali che legano i giornali ai propri dipendenti e collaboratori.

Si parla sempre e giustamente di libertà di stampa e di diritto di cronaca, quando ci si riferisce al giornalismo, ma poco e male delle condizioni in cui questo nobile lavoro viene svolto, ben vengano tali iniziative dunque.

 

(19 maggio 2010)

 

 

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