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MEDIA: dopo la censura arriva in Cina l´informazione ‘addomesticata a pagamento´
L´informazione in Cina soffre di due problemi principali, secondo il New York Times: la censura e il business dell´informazione a pagamento.
Vuoi apparire su una pagina di un giornale, cartaceo e online? Vuoi che si parli di te in televisione o su un sito web? Non c´è problema, per ogni piattaforma c´è una tabella con prezzi e condizioni.
Un mercato che, pur se sempre praticato in taluni ambienti, sta ora dilagando a macchia d´olio per il Paese, mettendo in allarme le associazioni per i diritti civili e quel poco di informazione libera che esiste.
Che ne sarà della libera informazione e del diritto del cittadino ad essere informato correttamene e nel nome della verità? La censura in Cina è già piuttosto efficace e ramificata all´interno dei palinsesti televisivi e delle redazioni giornalistiche, l´idea ora di media al soldo di multinazionali e feudatari del terzo millennio non è certamente molto incoraggiante per un Paese che conta 1,3 miliardi di cittadini e che deve affrontare delle sfide epocali nei prossimi anni, tra cui un processo di democratizzazione delle masse non privo di incognite.
Un sistema di ‘news for sale´, che addomestica l´informazione vendendo pagine per profili di amministratori delegati a 20 mila dollari, per la versione cinese dell´Esquire, o 4 mila dollari al minuto per far apparire top manager sulla televisione di Stato.
Ovviamente anche in Cina le leggi vietano questo tipo di propaganda attraverso i media, ma con i soldi, tanti soldi, si può fare molto anche in un Paese a regime Comunista.
(04 aprile 2012)
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